domenica, 03 settembre 2006
quanto spazio si deve dare all'altro? e quanto al potenziale altro? quanto alla passione? quanto al sentimento? quanto spazio e tempo devo donare o sacrificare per l'indeciso dio delle emozioni? sempre più spesso il mondo inafferrabile e fatato dell'amore, mi appare come un accumulo isterico di equazioni, di conseguenze, è il colmo. combatto la visione meccanicistica dell'esistenza in tutto e poi mi ritrovo a rifugiarmici proprio dove tutti invece la rifiutano, nell'amore. aspetto, parole, comportamenti, dita nel naso, leve psicologiche, associazioni di idee, gesti casuali, un movimento pelvico, il bel tempo, i tuoi genitori, i tuoi amici, i suoi amici, l'amica, la maglietta, i capelli, una canzone, ... è questo l'amore? a volte temo proprio di si. mi basta? no. soo debole? si. cazzo. passo e chiudo, qui il cervello richiede pompieri, anche perchè se no non mi ritroverei a scrivere a un computer consapevole che nessuno leggerà sta roba.
postato da: Icytears alle ore settembre 03, 2006 16:29 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 29 agosto 2006
mesi senza battere su questi tasti in modo lontanamente creativo. mesi senza pubblicare uno straccio di pensiero, considerazione, idea, delirio. eppure nn che tutto questo sia mancato in questi mesi. ci si scontra nell'amore nella famiglia nell'amicizia nel lavoro futuro e presente. si esce regolarmente più ricchi stanchi e frusstrati da ogni esperienza e poi mi basta un mix giusto di elementi per qualcche secondo che rinasco. nn ho assolutamente nulla da dire er ora e nn credo nessuno leggerà. ma medito un ritorrno. quindi martello lo spesso ghiaccio che mi separa dal mare, scrivendo. elivis in hong kong
postato da: Icytears alle ore agosto 29, 2006 08:48 | Permalink | commenti
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lunedì, 22 maggio 2006
penso che l'arte sia un esigenza dell'uomo ma penso che un affermazione del genere sia scontata e retorica soprattutto penso che l'arte sia uno strumento dell'uomo In origine era lo strumento volto all'ascesi spirituale, ascesi che richiede solitamente una guida dogmatica. L'individualismo moderno ha creato la poesia, l'emotività come scopo posticcio dell'arte. Non più strumento dell'uomo per aiutare la salita ai piani alti del concetto di esistenza. Strumento dell'uomo per radicare e affogare la propria coscienza nell'essenza stessa dell'umanità, la passione, anzichè trascenderla. Se a livello storico si può in qualche modo pensare a questo mutamento come ad un involuzione, lo stesso giudizio negativo mi è impossibile a livello personale. L'arte dell'individuo per gli individui, l'arte per amare ed odiare la vita, l'arte per conoscere l'amore e l'odio, l'arte per vedere dentro di se e dentro gli altri, quell'arte mi trascina, mi soffoca e libera, in un mondo di oppressione emotiva l'arte per paradosso ritorna a fare il suo originario dovere e mi eleva, in modo sicuramente meno consapevole. In un mondo dove le emozioni come tutto il resto vengono comprate e vendute, l'arte ha scoperto la distribuzione, il trasporto, le gabbie, il mercato. Emozioni in vendita, è breve il passo per trovarsi a creare emozioni per venderle solamente. Il racconto non finisce qui. La contemporaneità va oltre, cerca istericamente ignorante di ribellarsi. Impone arte, emula arte, usa l'arte contro l'arte, nasce il conflitto. L'arte è teatro della politica e dell'economia, l'arte è lo strumento delle idee, l'arte si è abbassata a questo e diventa cartellone pubblicitario, manifesto, striscione, graffito. penso che l'arte possa essere ogni cosa, ritornando retorici, ma altresì penso che un supporto bianco imbrattato di dolore, rabbia e ignoranza imposto con saccenza ai propri simili sia oltre che una bieca forma di masturbazione ed autocompiacimento, un atto di violenza e presunzione gratuite. Non è un accusa signori miei, solamente un necrologio.
postato da: Icytears alle ore maggio 22, 2006 10:42 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 22 maggio 2006
osservo un'umanità distrorta dal marciapiede della vita
postato da: Icytears alle ore maggio 22, 2006 10:19 | Permalink | commenti
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lunedì, 17 aprile 2006
Mi sono sempre scontrato con la moderna icona della trasgressione, il cosiddetto sacerdote del rock, Marilyn Manson.
Non mi è mai andata già la sua ostentazione di eccentrità di trasgressione di contraddizione di dissidenza.
Un giorno al ritorno da un concerto di non so che gruppo in una macchina di menti fertili e fragili, ho iniziato una lunga pseudo-analisi rocambolesca dell’evoluzione delle principali figure del rock dalla sua nascita, parlando a lungo del trasferimento del centro di attenzione dall’opera d’arte al personaggio artista, fenomeno che ritengo abbia contribuito a molti dei disastri a cui assistiamo (in campo artistico-musicale ovviamente)
In una discussione simile non potevano certo mancare considerazioni sul controverso personaggio di cui sopra; ebbene nell’ottica di qulla discussione, improvvisamente il mio giudizio su di lui è cambiato, alla luce di elementi che spero siano i comprensione piuttosto che di invenzione intellettuale pura (altrimenti detto “sperando non siano una mia sega mentale”).
Consapevole dell’importanza prevaricante del personaggio e della sua “aura” sul suo prodotto stesso il signor manson che sicuramente è una persona intelligente ha pensato che combattere il fenomeno era tanto inutile quanto utile poteva essere controllarlo.
Doors, Pink Floyd, Guns ‘n Roses, tutti esempi di star distrutte, logorate, quantomeno mutate o travisate, dalla preponderanza del loro impatto mediatico più che semplicemente musicale.
Waters è arrivato a sputare sul suo pubblico, di Morrison ricordiamo l’ubriachezza molesta e l’attorialità non la poesia di chi inizialmente cantava dando le spalle al pubblico, Manson invece governa. Governa al millimetro ogni elemento del suo impatto sul pubblico, trucco, movenze, parole nelle canzoni, parole fuori dalle canzoni, storia personale, vestiti, musica ovviamente, videoclip, spettacoli live, tutto.
Ed è qui che la rockstar cambia lavoro, cambia mestiere, non più evoluzione isterica del cantastorie ma evoluzione musicale e presuntuosa dell’attore, l’attore della commedia dell’arte, arlecchino e pulcinella antenati professionali di Marilyn Manson, zii possono essere altri che in modo secondo me più ingenuo e presuntuoso hanno controllato trucco e quant’altro come Kiss o il rande Duca Bianco. Perché dico in modo più ingenuo e presuntuoso?
La differenza sta in un elemento chiave delle mie considerazioni, anche questo parte da pensieri passati, a lungo mi sono nfatti chiesto che ciabatte usasse il signor marilyn manson, come fosse il suo accappatoio, che cosa amasse mangiare a colazione, e di che colore fosse il suo spazzolino da denti, l’ho immaginato ridere con gli amici e seduto intento a procreare sul cesso.
Il risultato è che a pelle io non me lo vedo proprio essere come appare, neanche un po’.
Marilyn Manson ha deciso a tavolino ogni elemento del suo impatto, l’ha DECISO!
E il suo messaggio, il motivo reale che lo ha spinto a mostrarsi con chili di cerone, vestiti eccentrici, muovendosi come un folle (elementi attribuibili ad arlecchino pari pari), è la volontà ferrea dettata da un incazzatura anche più metallica di scuotere qualcuno, non tutti, da una condizione umana psicologica fisica intellettuale e quant’altro disastrosa, che è quella in cui è cresciuto, quella della periferia bianca americana, quella di bowling for a colombine per intenderci.
E allora ha alzato la saturazione e il contrasto di ogni cosa e si è buttato su tutti i palcoscenici scuotendo l’opinione pubblica,urlando il dissenso, mettendosi in bocca parole che magari nemmeno realmente pensa e sicuramente utilizzano gesti che non sottoscrive a pieno.

Insomma evviva Marilyn Manson, la tua musica non è niente male e le tue rappresentazioni se fossero in un teatro o in un film sarebbero applaudite, quelle che penso siano le tue idee sulla società l potrei sottoscrivere credo pienamente, il mezzo che (con una certa predisposizione sicuramente) hai scelto non mi si addice nemmeno un po’, ma tutto fa brodo.
E potrei finire con le sue parole:

This was never my world
You took the angel away
I killed myself to make everybody pay
postato da: Icytears alle ore aprile 17, 2006 23:39 | Permalink | commenti (3)
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